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Biologia e Medicina · 12/10/2026 04:59 UTC

Il boom del lavoro da remoto non ha innescato un baby boom tra i laureati statunitensi, rileva uno studio

Una nuova ricerca rileva che una maggiore esposizione al lavoro da remoto tra i laureati statunitensi è stata associata a un lieve calo dei tassi di natalità tra le donne sposate, insieme a un aumento dell’occupazione a tempo pieno.

Il passaggio al lavoro da casa durante la pandemia ha sollevato una domanda dalle ampie implicazioni demografiche: se scompare il tempo di pendolarismo e gli orari diventano più flessibili, le persone fanno più figli? Una nuova ricerca dell’economista Andrew C. Johnston suggerisce che la risposta non è un semplice sì — almeno per un gruppo chiave di americani.

Johnston ha esaminato la rapida espansione del lavoro a distanza nel 2020 e ha tracciato come sono cambiati i tassi di natalità tra i laureati statunitensi. Invece di classificare le persone in base al lavoro svolto — un approccio che può risultare distorto se i lavoratori hanno cambiato occupazione in risposta al nuovo mercato del lavoro — ha misurato l’“esposizione” al lavoro a distanza attraverso la specializzazione universitaria (college major). Diversi ambiti di studio tendono a portare a carriere con una diversa capacità di telelavoro, e le specializzazioni vengono in larga misura scelte molto prima della pandemia. Sfruttando le differenze pre-pandemia nella “teleworkability” associate a quelle specializzazioni, Johnston ha confrontato gli esiti in termini di nascite prima e dopo l’impennata del lavoro a distanza.

Il risultato principale va contro l’idea diffusa secondo cui il lavoro da remoto dovrebbe rendere più facile avviare o allargare una famiglia. Tra le donne sposate, un aumento di una deviazione standard nella teleworkability era associato a un calo di circa il 2% dei tassi annui di natalità. Allo stesso tempo, l’occupazione a tempo pieno tra le donne sposate aumentava di circa l’1,3% con teleworkability più elevata, suggerendo che il lavoro a distanza potrebbe aver incrementato l’offerta di lavoro più di quanto abbia incrementato la propensione ad avere figli.

Per altri gruppi, lo studio non ha rilevato effetti chiari sulla fertilità. Johnston non riporta variazioni statisticamente significative delle nascite tra gli uomini o tra le donne non sposate associate alla teleworkability. Inoltre, non trova evidenze significative che l’esposizione al lavoro da remoto abbia modificato i modelli di matrimonio o divorzio, il che implica che i cambiamenti del tasso di natalità tra le donne sposate non sono semplicemente un sottoprodotto di variazioni nella formazione della coppia o nella stabilità coniugale.

Per capire perché le nascite potrebbero diminuire mentre aumenta il lavoro a distanza, Johnston ha condotto esercizi di contabilità (accounting exercises) per valutare possibili meccanismi. Queste analisi indicano che l’aumento dell’occupazione potrebbe spiegare circa la metà del calo osservato delle nascite tra le donne sposate. In altre parole, se il lavoro da remoto ha reso il lavoro a tempo pieno più praticabile o più attraente, il conseguente aumento delle ore lavorate e del legame con il mercato del lavoro potrebbe aver fatto concorrenza alla scelta di avere figli — almeno nel breve periodo catturato dallo studio.

La ricerca offre anche indicazioni su cosa potrebbe accadere se il lavoro a distanza arretrasse. Le stime di Johnston implicano che un ritorno ai livelli pre-pandemici di telelavoro potrebbe aumentare il tasso di fertilità totale di circa 0,09 nascite per donna. Sebbene il numero possa apparire modesto, è significativo nel contesto delle tendenze nazionali della fertilità, dove variazioni di un decimo di nascita per donna possono incidere sulla crescita della popolazione e sulla struttura per età.

Johnston attribuisce a numerosi studiosi i feedback ricevuti e osserva che il lavoro è stato sostenuto dalla Smith Richardson Foundation. Sottolinea inoltre che le conclusioni sono sue e non riflettono necessariamente le posizioni del National Bureau of Economic Research, che diffonde la ricerca attraverso working paper e molteplici pubblicazioni.

Perché conta

Il lavoro da remoto è spesso presentato come una politica “family-friendly”, ma questi risultati suggeriscono che potrebbe anche incoraggiare una maggiore occupazione a tempo pieno tra le donne sposate in modi che possono ridurre le nascite. I datori di lavoro che valutano le politiche di rientro in ufficio — e i governi preoccupati per il calo della fertilità — potrebbero voler monitorare come il telelavoro influisca sia sull’offerta di lavoro sia sulla formazione della famiglia su orizzonti temporali più lunghi. La prossima domanda è se questi effetti persistano man mano che il lavoro a distanza diventa una caratteristica stabile dell’economia, anziché una risposta d’emergenza.

Fonte: NBER

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