L’**Astronomy Picture of the Day** della NASA trasforma i “**Pilastri della Creazione**” della **Nebulosa Aquila** in un’esperienza audio, utilizzando la sonificazione dei dati di **Hubble** e **Chandra**.

Una nuova puntata dell’Astronomy Picture of the Day (APOD) della NASA invita il pubblico a vivere una delle regioni di formazione stellare più iconiche del cielo in un modo inatteso: attraverso il suono.

Il soggetto è la Nebulosa Aquila, catalogata anche come M16, un complesso di nubi luminose celebre per i “Pilastri della Creazione” — imponenti strutture scure che appaiono come silhouette contro l’interno brillante della nebulosa. Queste colonne, ognuna estesa per anni luce, sono fatte di gas e polveri fredde e si trovano a circa 6.500 anni luce dalla Terra in direzione della costellazione del Serpente, Serpens.

Per decenni, la Nebulosa Aquila è stata uno spettacolo soprattutto visivo, mostrando ammassi di stelle giovani immersi nel materiale circostante. Ma la proposta di APOD pone una domanda diversa: e se la stessa scena potesse essere “ascoltata”? Il video associato traduce i dati dell’immagine in audio usando una tecnica nota come sonificazione (sonification). Mentre una linea di scansione sullo schermo si sposta da sinistra a destra attraverso la nebulosa, diversi elementi della scena vengono mappati sul suono. In questa resa, la posizione verticale nell’immagine controlla l’altezza musicale, permettendo a stelle e strutture polverose di emergere come toni distinti man mano che la scansione le attraversa.

Le immagini di base provengono da una composizione che unisce osservazioni a diverse lunghezze d’onda. I dettagli in luce visibile del Hubble Space Telescope sono affiancati ai dati in raggi X del Chandra X-ray Observatory, mettendo in evidenza insieme sia le fredde bande di polvere che oscurano la regione sia gli ambienti energetici attorno a stelle calde e massicce. Ne risulta un ritratto stratificato di un’area in cui la formazione stellare sta rimodellando attivamente ciò che la circonda.

E quei dintorni sono tutt’altro che tranquilli. Gli stessi pilastri sono stati scolpiti da intensa radiazione ultravioletta e da forti venti stellari provenienti da un vicino ammasso di stelle massicce in M16. La stessa erosione, sottolineano gli astronomi, implica che le celebri colonne non sono elementi permanenti: le forze che le modellano le stanno anche, costantemente, disgregando. In termini cosmici, ai pilastri resta un tempo “preso in prestito”.

Anche se queste strutture vanno incontro a una distruzione eventuale, la nebulosa offre una finestra istruttiva sulle condizioni che possono accompagnare la nascita delle stelle. APOD osserva che l’ambiente turbolento e saturo di radiazione all’interno di M16 — catturato nella prospettiva combinata di Hubble e Chandra — potrebbe somigliare al tipo di contesto in cui il nostro Sole si è formato miliardi di anni fa.

Trasformando una celebre immagine astronomica in un viaggio udibile, il contenuto aggiunge un nuovo livello di coinvolgimento a un soggetto familiare, incoraggiando il pubblico a esplorare come i dati scientifici possano essere tradotti tra i sensi senza alterare le osservazioni sottostanti.

Perché conta

Immagini multi-lunghezza d’onda come questa rivelano sia il materiale freddo in cui nascono le stelle sia l’attività ad alta energia che sarebbe invisibile in una singola banda, affinando la comprensione degli scienziati su come le stelle massicce plasmino i luoghi in cui si formano. La sonificazione amplia l’accesso ai dati astronomici e offre nuovi modi di individuare schemi, a beneficio di educatori, ricercatori e pubblici che potrebbero non basarsi principalmente su informazioni visive. Man mano che questi pilastri continuano a essere studiati, gli astronomi continueranno a monitorare come radiazione e venti delle stelle giovani influenzino quali tipi di stelle possano formarsi in seguito.