I produttori di batterie taiwanesi e sudcoreani puntano al fiorente mercato giapponese dell’accumulo su larga scala per la rete, mentre i fornitori cinesi incontrano ostacoli nel soddisfare i requisiti locali di certificazione in materia di cybersicurezza.

I produttori di batterie taiwanesi e sudcoreani si stanno posizionando per conquistare una quota crescente del business giapponese dello stoccaggio di energia su scala di rete, sfruttando un vuoto di mercato creato dalla partecipazione limitata dei fornitori cinesi.

Al centro di questo spostamento c’è l’ambiente di certificazione del Giappone. Nel segmento dello stoccaggio per la rete—dove le batterie sono integrate in sistemi che contribuiscono a stabilizzare la rete elettrica—ci si aspetta che i fornitori rispettino requisiti locali, inclusi standard legati alla cybersicurezza. Secondo operatori del settore, le aziende cinesi di batterie, pur essendo protagoniste a livello globale, hanno faticato a ottenere in Giappone la necessaria certificazione in materia di cybersicurezza. Questo ha di fatto limitato il loro accesso ai progetti collegati alla rete elettrica del Paese, aprendo spazio a concorrenti con minori ostacoli regolatori.

L’opportunità ha attirato l’interesse di imprese taiwanesi e sudcoreane, che vedono nel Giappone una destinazione interessante mentre la nazione amplia la produzione rinnovabile e cerca maggiore flessibilità sulla rete. Le batterie su scala di rete possono assorbire l’elettricità in eccesso—per esempio la produzione solare di mezzogiorno—e immetterla successivamente quando la domanda aumenta, migliorando l’affidabilità e riducendo le limitazioni (curtailment) delle rinnovabili.

Un’azienda taiwanese che si sta muovendo con decisione è Cold Electric, che punta a crescere per soddisfare la domanda prevista in Giappone. La società intende aumentare drasticamente la propria capacità produttiva—puntando a un’espansione di nove volte—concentrandosi sulla fabbricazione di sistemi di accumulo di potenza destinati a grandi installazioni di stoccaggio energetico. L’espansione riflette l’aspettativa che il mercato giapponese dello stoccaggio su scala di rete continuerà a crescere, man mano che utility e sviluppatori aggiungeranno installazioni di batterie per bilanciare una generazione rinnovabile intermittente.

Anche i fornitori sudcoreani stanno guardando alla stessa apertura, facendo leva su un’esperienza consolidata nella tecnologia delle batterie e nelle catene di fornitura. Con sviluppatori di progetti e utility giapponesi che necessitano di apparecchiature conformi, le aziende in grado di soddisfare le aspettative di certificazione e sicurezza potrebbero avere un percorso più chiaro per aggiudicarsi contratti e costruire partnership locali.

Il Giappone si sta muovendo con continuità verso un sistema elettrico capace di accogliere quantità maggiori di energia rinnovabile. Questa transizione sta alimentando l’interesse per lo stoccaggio non solo a livello consumer e commerciale, ma anche su scala di rete, dove i sistemi a batteria possono fornire servizi quali regolazione della frequenza, spostamento dei picchi (peak shifting) e capacità di backup. Con l’accelerazione delle installazioni, i criteri di approvvigionamento—soprattutto cybersicurezza e integrità di sistema—stanno diventando più centrali, in particolare per le infrastrutture collegate direttamente alla rete elettrica.

Per i fornitori non cinesi, l’attuale contesto rappresenta più di un’opportunità di breve periodo. Se i ritardi nelle certificazioni continueranno a limitare la partecipazione cinese, gli acquirenti giapponesi potrebbero standardizzare su fornitori alternativi per i progetti futuri, influenzando potenzialmente le quote di mercato in uno dei mercati elettrici più importanti dell’Asia.

Perché è importante

La spinta del Giappone a modernizzare la propria rete e ad ampliare le rinnovabili sta creando un mercato in rapida crescita per grandi sistemi di accumulo a batteria, ma le regole di cybersicurezza stanno influenzando quali fornitori possano competere. Questa dinamica potrebbe dirottare contratti rilevanti verso imprese taiwanesi e sudcoreane, mentre le aziende cinesi rimangono di fatto ai margini. Da monitorare: la velocità con cui evolveranno i percorsi di certificazione e se il Giappone irrigidirà o allenterà i requisiti man mano che lo stoccaggio verrà implementato su scala crescente.