Edward Cutler, nel suo *This Beautiful Country*, sostiene che la cultura italiana e le divisioni regionali siano state plasmate da geologia, clima ed ecologia, mettendo in evidenza la diversità di foreste e alberi del Paese.
This Beautiful Country di Edward Cutler, con il sottotitolo How Italy’s Nature Shaped its Culture and Civilisation, sostiene che l’Italia che la maggior parte delle persone crede di conoscere — le sue regioni, le sue tradizioni e perfino il suo sviluppo storico — non può essere separata dal mondo fisico che la sostiene. Invece di trattare il paesaggio come un semplice sfondo, Cutler mette montagne, fiumi, clima e geologia al centro del racconto, mostrando come abbiano orientato nel lungo periodo i modelli di insediamento, l’uso del suolo e le differenze culturali.
Un punto di forza rilevante del libro è l’insistenza su spiegazioni concrete, legate a luoghi specifici. Non fa leva su vaghe nozioni di “carattere mediterraneo” né su scenari romantici. Al contrario, si chiede perché determinate aree divergano in modo così netto tra loro e indica poi le forze ambientali che hanno contribuito a produrre tali differenze. I lettori curiosi, per esempio, di capire perché la Sardegna sia un caso a sé troveranno un’attenzione per quei particolari “sul terreno” — morfologia, isolamento e storia ecologica — capaci di plasmare la traiettoria di un’isola in modi che restano visibili ancora oggi.
Cutler evidenzia inoltre l’eccezionale complessità ecologica italiana, soprattutto per quanto riguarda la vegetazione e le foreste. La geografia del Paese determina una convergenza insolita di condizioni: alte catene montuose, coste estese e microclimi variegati concentrati in un’area relativamente piccola. Quella “sovrapposizione”, come la definisce il libro, ha trasformato l’Italia in un punto d’incontro botanico in Europa e in un importante baluardo della diversità arborea.
I numeri lo confermano. In Europa, solo pochi Paesi eguagliano l’Italia per ampiezza di specie arboree autoctone; Cutler ne cita almeno 140. Un totale che colloca l’Italia davanti alla maggior parte delle nazioni a ovest dei Balcani. E la diversità non è solo una questione di quantità: alcuni alberi non si trovano in nessun altro luogo. Il libro fa esempi come l’abete delle Madonie, l’acero di Lobel e la betulla dell’Etna — specie la cui distribuzione ristretta riflette sia la varietà degli habitat italiani sia la sua peculiare storia ambientale.
I boschi italiani, scrive Cutler, sono altrettanto vari nell’architettura e nella composizione. I tipi forestali spaziano da chiome fitte in ambienti d’alta quota a paesaggi di querce più aperti, passando per macchie dominate dal sughero e per la macchia costiera tipica dei litorali mediterranei. Questi assetti non sono nati solo da clima e suoli: secoli di distruzione e ricrescita — dovuti a eventi naturali o all’attività umana — hanno rimodellato continuamente la struttura delle foreste, producendo mosaici più che popolamenti uniformi.
Uno dei temi scientifici centrali del libro è il ruolo dell’Italia durante e dopo le glaciazioni. Cutler descrive la penisola insieme come rifugio e come corridoio: un luogo in cui le specie potevano sopravvivere quando condizioni più fredde investivano gran parte dell’Europa, e in seguito un passaggio attraverso cui le piante sono tornate e si sono espanse. In questa lunga staffetta ecologica, flore dell’Europa settentrionale, dell’Est e dell’Africa si sono incontrate sul suolo italiano, mescolandosi e trasformandosi nel tempo.
Per chi è interessato all’Italia, il lavoro di Cutler offre una raccomandazione chiara: per comprendere la ricchezza culturale del Paese e i suoi contrasti regionali, bisogna prima prestare attenzione alla terra stessa.
Perché è importante
Guardare l’Italia attraverso la sua storia ambientale riformula narrazioni culturali familiari, collegando le identità regionali alla geologia, al clima e al cambiamento ecologico. Questa prospettiva è sempre più pertinente man mano che la conservazione e la gestione del territorio si confrontano con le pressioni moderne sulle foreste e sulla biodiversità. Il resoconto del libro indica anche che cosa osservare in futuro: come l’Italia protegge le specie endemiche e gli habitat complessi, frutto di millenni di perturbazioni, rifugi e migrazioni.