Una nuova ricerca suggerisce che strumenti sul posto di lavoro come budget per la sostenibilità, requisiti di policy e roadmap possono aiutare i dipendenti a trasformare la preoccupazione per il clima in decisioni quotidiane più ecologiche.

Molti dipendenti dicono di preoccuparsi del cambiamento climatico, eppure faticano a tradurre tale preoccupazione in scelte concrete sul lavoro. Una nuova ricerca di Berend van der Kolk, Eelke Wiersma e Willemijn Odekerken suggerisce che le organizzazioni possano colmare questo divario, incoraggiando il personale sensibile al clima ad agire in modo più coerente e, al contempo, spingendo i colleghi indifferenti alle questioni ambientali ad adottare routine più “verdi”.

Il contesto sta diventando sempre più netto. Dopo un anno segnato da caldo estremo, inondazioni e tempeste, il cambiamento climatico è più difficile da liquidare, e gli scienziati si aspettano ampiamente che le pressioni si intensifichino nel prossimo decennio. Il Global Climate Update della World Meteorological Organisation avverte che le temperature medie globali nei prossimi cinque anni con ogni probabilità resteranno su livelli record, o comunque vicine ai record. Allo stesso tempo, l’Intergovernmental Panel on Climate Change è stato inequivocabile nel sostenere che l’“influenza umana” è un fattore chiave del trend di riscaldamento.

Poiché le organizzazioni contribuiscono in misura sostanziale alle emissioni di gas serra, i ricercatori sostengono che i datori di lavoro abbiano una responsabilità — e un’opportunità — di ridurre i danni futuri. Per molte persone, inoltre, il lavoro è anche l’ambito in cui ritengono che le proprie azioni possano avere il maggiore impatto. I dati di un sondaggio citati nello studio indicano un forte appetito per una transizione verde: circa il 70% degli impiegati (white-collar employees) e il 57% degli operai (blue-collar workers) affermano di essere pronti. Eppure, aziende e istituzioni pubbliche devono fare i conti con vincoli reali nello spostarsi verso modelli più sostenibili. Il World Economic Forum, per esempio, indica ostacoli quali gli elevati costi dell’energia e le difficoltà nell’ottenere finanziamenti.

Per esaminare ciò che può funzionare nella pratica, i ricercatori hanno studiato gli sforzi di sostenibilità all’interno di un’amministrazione comunale olandese, indicata con lo pseudonimo “Suntown” per proteggere l’anonimato. L’amministrazione cittadina è nota come un leader “green” relativamente ambizioso, il che la rende un contesto utile per individuare le leve sul luogo di lavoro capaci di trasformare le intenzioni in azioni.

Il team si è concentrato sui dipendenti le cui decisioni quotidiane hanno conseguenze ambientali dirette. Alcuni lavoravano nel “dominio fisico” della città, dove le scelte includono quali materiali — riciclati o meno — vengano utilizzati negli spazi pubblici come i parchi. Altri erano coinvolti negli approvvigionamenti (procurement), orientando decisioni di acquisto che si propagano lungo le catene di fornitura e influenzano l’impronta di carbonio del comune.

I ricercatori hanno progettato un questionario per capire come gli strumenti e le pratiche di gestione interna incidano sul comportamento dei dipendenti. Hanno prestato particolare attenzione a tre meccanismi organizzativi: un budget per la sostenibilità, documenti di policy e una roadmap per la sostenibilità.

Nel caso di Suntown, il budget per la sostenibilità fa più che allocare risorse. Include obiettivi di riduzione della CO₂ per il 2030 e specifica quali ambiti comunali sono chiamati a realizzare parti di tale riduzione. I documenti di policy aggiungono un ulteriore livello di accountability: ciascuno dovrebbe spiegare le implicazioni in termini di sostenibilità di una proposta, di un progetto o di una decisione di policy. La Suntown Sustainability Roadmap, poi, collega gli obiettivi alle tempistiche, delineando i traguardi di riduzione della CO₂ del comune per il 2030 e il 2040, l’approccio previsto per raggiungerli e le attività aggiuntive necessarie. Un esempio concreto descritto nella roadmap è un incarico per il team della transizione energetica: collegare a una rete di teleriscaldamento più di 5.000 “home equivalents”.

La prima conclusione chiave dello studio è sfumata: i dipendenti che sono già sensibili alle questioni ambientali spesso si comportano in modo più sostenibile rispetto ai colleghi, ma non in modo coerente. Quando accade, si manifesta in scelte come privilegiare materiali riciclati e dare priorità a opzioni che riducono gli impatti ambientali. Il messaggio più ampio, però, è che la progettazione organizzativa — attraverso budget, giustificazioni richieste nella documentazione delle policy e roadmap chiare — può plasmare i comportamenti in modo diretto e indiretto, rendendo le scelte sostenibili più facili da adottare in tutta la forza lavoro.

Perché è importante

Se la preoccupazione per il cambiamento climatico non si traduce in modo affidabile in azioni sul posto di lavoro, le organizzazioni rischiano di perdere una fonte rilevante di riduzione delle emissioni che risiede nelle decisioni quotidiane. Il caso Suntown mette in evidenza strumenti pratici di governance — obiettivi, budgeting e motivazioni obbligatorie in materia di sostenibilità — che possono aiutare a trasformare i valori in risultati misurabili. Da osservare ora è se un numero maggiore di datori di lavoro adotterà meccanismi simili e con quale efficacia sapranno superare barriere esterne come i prezzi dell’energia e i vincoli di finanziamento.