I giacimenti di monazite, incluse le principali riserve nella miniera di Mount Weld di Lynas, stanno emergendo come materia prima alternativa di terre rare che potrebbe attenuare il predominio della Cina. Ma la presenza di torio e uranio radioattivi complica l’estrazione e la lavorazione.
La monazite — un minerale spesso trascurato che si trova nelle sabbie pesanti e nei giacimenti in roccia dura — sta emergendo come una potenziale leva per allentare il controllo schiacciante della Cina sull’industria globale delle terre rare. Una delle fonti più importanti al mondo si trova nella miniera di Mount Weld di Lynas Rare Earths, nell’Australia Occidentale, dove grandi depositi contenenti monazite indicano una materia prima alternativa per i materiali che alimentano la tecnologia moderna.
La contesa sulle terre rare è diventata una delle principali battaglie geostrategiche dei primi decenni del XXI secolo. In Nord America, Australasia ed Europa, società minerarie, produttori e agenzie governative stanno investendo in nuovi progetti concepiti per ridurre la dipendenza dai fornitori cinesi. La motivazione è semplice: le aziende cinesi dominano il mercato, rappresentando circa il 90% degli ossidi di terre rare e dei metalli di terre rare.
Gli elementi delle terre rare sono incorporati in un’ampia gamma di prodotti che sorreggono la manifattura avanzata. Sono utilizzati in semiconduttori, LED, laser, display, leghe speciali, componenti ottici e catalizzatori fondamentali per la raffinazione del petrolio e la produzione chimica. Ma l’applicazione con la posta in gioco più alta è quella dei magneti permanenti — i piccoli componenti che consentono motori elettrici ad alta coppia ed elevata efficienza energetica.
Quei motori sono al centro dell’economia dell’elettrificazione: veicoli elettrici, sistemi domestici di riscaldamento e raffrescamento, robot industriali, elettrodomestici e utensili elettrici dipendono in misura significativa dai magneti a terre rare. Anche i sistemi di difesa ne fanno uso, con motori basati su terre rare presenti in piattaforme che vanno dai droni tattici ai sottomarini lanciamissili balistici. Per qualsiasi economia industriale che voglia restare competitiva nella manifattura high-tech, un accesso stabile alle terre rare — o ai prodotti che ne derivano — è diventato una necessità strategica.
Eppure la filiera tradizionale, a lungo ancorata alla Cina, è sempre più considerata vulnerabile. Molti governi e aziende stanno correndo per diversificare l’offerta al punto che alcuni analisti hanno iniziato a descrivere la situazione come una “guerra dei minerali”. La sfida, tuttavia, non è solo geopolitica. Il business delle terre rare è noto per la volatilità e la complessità tecnica, con progetti spesso fatti deragliare da chimiche difficili, alti costi di capitale e prezzi di mercato in continuo mutamento.
In questa turbolenza, diversi specialisti del settore vedono nella monazite una via d’uscita praticabile. Il minerale può contenere concentrazioni rilevanti di terre rare di alto valore, tra cui neodimio, praseodimio e disprosio — elementi essenziali per i magneti dalle prestazioni più elevate. Jack Lifton, analista veterano delle terre rare e co-presidente del Critical Minerals Institute, che segue il settore dal 1962, sostiene che la monazite sia diventata il minerale chiave per qualsiasi sforzo serio volto a costruire filiere non cinesi. «Il futuro è la monazite», dice, definendola, a suo avviso, il minerale di terre rare più importante oggi disponibile.
Questa promessa comporta un vincolo rilevante: la monazite contiene comunemente torio e uranio radioattivi. Ciò rende estrazione, stoccaggio e trattamento soggetti a una rigorosa supervisione governativa, richiedendo tecniche specializzate e l’isolamento a lungo termine di flussi di scarti debolmente radioattivi.
Nonostante questi ostacoli, gli investimenti stanno accelerando. Negli Stati Uniti, Energy Fuels—operatore dell’unico impianto convenzionale del Paese per la macinazione del minerale d’uranio—ha sviluppato un processo di estrazione per produrre ossidi misti di neodimio e praseodimio, insieme a quantità su scala pilota di ossidi di disprosio e terbio, due terre rare “pesanti” che per il resto sono prodotte quasi interamente in Cina. L’azienda sta trattando monazite presso il suo White Mesa Mill nel sud-est dello Utah, dove i residui radioattivi vengono stoccati in un bacino di contenimento dei tailings.
Energy Fuels ha inoltre speso oltre 200 milioni di dollari per assicurarsi asset di monazite in Brasile e Madagascar, e afferma di voler ampliare la capacità produttiva di terre rare.
Perché è importante
I magneti a terre rare sono fondamentali per l’elettrificazione e per i sistemi di difesa avanzati, ma la catena di approvvigionamento odierna è fortemente concentrata in Cina. La monazite potrebbe ampliare l’accesso a elementi critici come neodimio, praseodimio, disprosio e terbio—se le aziende riusciranno a superare le sfide normative e di gestione dei rifiuti legate ai sottoprodotti radioattivi. La prossima prova sarà verificare se i nuovi progetti basati sulla monazite riusciranno a scalare in modo affidabile e competitivo al di fuori della Cina.
