La NASA ha potenziato l’energia solare della ISS con array solari arrotolabili leggeri (roll-out arrays) che si srotolano come un tappetino, aumentando la capacità per le operazioni della stazione e per centinaia di esperimenti.
Dalla sua orbita a circa 250 miglia sopra la Terra, la Stazione Spaziale Internazionale (International Space Station, ISS) dipende dal Sole come principale fonte di energia. L’elettricità prodotta dai pannelli solari mantiene in funzione i sistemi di supporto vitale, alimenta il lavoro quotidiano degli astronauti e rende possibili centinaia di esperimenti mirati a migliorare la vita sulla Terra, gettando al contempo le basi per future missioni nello spazio profondo.
Negli ultimi cinque anni, la NASA ha rafforzato con continuità la capacità della stazione di generare e instradare energia elettrica aggiungendo una nuova generazione di hardware nota come International Space Station Roll Out Solar Arrays, o IROSA. L’approccio si basa su una dimostrazione tecnologica condotta sulla stazione nel 2017, che ha valutato quanto bene il design “roll-out” avrebbe funzionato nell’ambiente spaziale.
A differenza dei pannelli solari rigidi originali della stazione, i nuovi array sono progettati per essere leggeri e compatti al lancio. Raggiungono l’orbita impacchettati in una forma cilindrica e, una volta installati, si dispiegano srotolandosi—spesso paragonati a un tappetino da yoga che si apre. Questa architettura è pensata per ridurre sia la massa sia il volume del carico utile nel razzo, contribuendo a massimizzare ciò che può essere consegnato alla stazione. La NASA osserva inoltre che il sistema utilizza un meccanismo autonomo di auto-dispiegamento, concepito per ridurre il rischio operativo durante il processo di apertura. Il design può essere scalato secondo le necessità, in funzione dei diversi requisiti di missione.
Anche se ciascun IROSA è grande circa la metà dei più vecchi array “legacy” della stazione, l’aggiornamento è significativo. Le unità più recenti sono in grado di fornire circa 28 kilowatt di potenza aggiuntiva, ampliando il margine elettrico disponibile della stazione per i sistemi di bordo e per la scienza.
La campagna di installazione è iniziata sul serio nei primi anni 2020. Sei degli array roll-out sono stati montati esternamente sulla stazione tra il 2021 e il 2023. Poi, nel 2023, previsioni aggiornate sulla disponibilità di potenza hanno portato a richiedere un’ulteriore serie. Quella coppia aggiuntiva è stata lanciata in orbita sistemata nel trunk di una capsula SpaceX Dragon, nell’ambito della 35ª missione Commercial Resupply Services di SpaceX verso la stazione spaziale per conto della NASA.
Con otto IROSAs installati, la NASA prevede che l’aumento complessivo di potenza della stazione supererà i 160 kilowatt, a supporto sia della ricerca sia delle operazioni della stazione. L’agenzia inquadra l’upgrade non solo come un modo per estendere e rafforzare il lavoro dell’ISS in orbita bassa terrestre, ma anche come un passo verso la maturazione di tecnologie che saranno necessarie più lontano dalla Terra.
Secondo la NASA, la stazione spaziale rimane un banco di prova fondamentale—supportando progetti che vanno dagli sforzi di difesa planetaria come il Double Asteroid Redirection Test (DART) alle preparazioni per la futura esplorazione umana oltre l’orbita terrestre.
Perché è importante
Più potenza elettrica sull’ISS si traduce direttamente in maggiore capacità per gli esperimenti e in una più ampia flessibilità nelle operazioni della stazione, a beneficio di ricercatori, agenzie spaziali e partner commerciali che si affidano al laboratorio in orbita. Il design degli array roll-out dimostra inoltre concetti hardware—compatti, scalabili e con minori rischi in fase di dispiegamento—che potrebbero rivelarsi preziosi per future navicelle e missioni nello spazio profondo. Ciò che vale la pena osservare ora è come verrà allocato il margine di potenza incrementale: se abiliterà nuove ricerche ad alta richiesta energetica, sosterrà ulteriore attività commerciale o influenzerà la progettazione dei sistemi solari per missioni oltre l’orbita bassa terrestre.