Uno studio globale su 3.400 falde acquifere rileva che la maggior parte viene sfruttata mediante pompaggio a un ritmo superiore a quello economicamente ottimale, riducendo il benessere di lungo periodo di migliaia di miliardi. Alcune regole comuni sui diritti d’uso e sui sussidi aggravano l’inefficienza.

Un nuovo studio di economia affronta a livello globale una domanda che da tempo preoccupa idrologi e decisori politici: le persone stanno pompando acqua sotterranea a ritmi che, nel tempo, hanno senso dal punto di vista economico?

I ricercatori analizzano l’estrazione da migliaia di acquiferi—circa 3.400 in tutto il mondo—nei quali spesso vengono meno le consuete salvaguardie che dovrebbero allineare il pompaggio di oggi con la scarsità di domani. In molti luoghi, i diritti sull’acqua sotterranea sono definiti in modo impreciso, gli utenti non pagano l’intero costo dell’esaurimento e la regolamentazione è limitata o plasmata dalla politica locale. Queste frizioni istituzionali e di mercato possono portare a decisioni che, nell’immediato, sono razionali per il singolo, ma socialmente costose nel lungo periodo.

Per misurare quanto il comportamento effettivo possa discostarsi da un percorso economicamente efficiente, gli autori combinano informazioni da telerilevamento (remote sensing) con dati economici per costruire un modello dinamico dell’estrazione di acqua sotterranea per ciascun acquifero. Anziché imporre un’unica ipotesi su quanto i decisori attribuiscano valore al futuro, lo studio “ricava” (backs out) il fattore di sconto che renderebbe ottimale il percorso di estrazione osservato dal punto di vista di un utente rappresentativo. Lo sconto implicito viene poi confrontato con punti di riferimento standard: un benchmark in stile Ramsey che riflette compromessi intertemporali socialmente ottimali e un benchmark di mercato che rispecchia il modo in cui gli attori privati di norma scontano i payoff futuri.

I risultati indicano un’eccessiva estrazione diffusa. Nell’insieme globale degli acquiferi, secondo il modello, circa tre-quinti o quattro-quinti vengono pompati più rapidamente del tasso economicamente ottimale. Questa accelerazione non è una mera inefficienza tecnica: riduce il valore attuale degli acquiferi di alcuni punti percentuali. Se aggregati tra sistemi che sostengono città e agricoltura in ogni continente, tali perdite si traducono in costi di benessere in valore attuale misurati in migliaia di miliardi di dollari.

Lo studio valuta anche le conseguenze sul benessere di approcci di policy comuni. Regole che, di fatto, promettono agli utenti una quantità costante d’acqua indefinitamente—sia tramite sussidi sia tramite diritti di “prior appropriation” basati sull’anzianità—possono amplificare le inefficienze, generando costi di benessere ancora maggiori nel modello. Lo stesso vale per politiche che trattano l’estrazione futura come sostanzialmente irrilevante, equivalenti a scontare completamente benefici e costi futuri; regole di questo tipo incentivano a prelevare acqua subito invece di preservare lo stock per più avanti.

In modo significativo, gli autori rilevano che la “sostenibilità” definita come mantenere per sempre gli attuali livelli di riempimento degli acquiferi non è necessariamente il miglior obiettivo economico. Un percorso che mantenga costante lo stock odierno di acqua sotterranea in perpetuo può generare un benessere sostanzialmente inferiore rispetto al percorso di estrazione ottimale del modello, soprattutto perché molti acquiferi sono già impoveriti al di sotto dei livelli efficienti. In tale situazione, congelare semplicemente lo stock attuale (già inefficiente) cristallizza l’eccesso di utilizzo passato invece di correggerlo.

L’articolo ringrazia numerosi pubblici accademici e assistenti di ricerca per i commenti ricevuti e segnala il supporto finanziario della Giannini Foundation. Gli autori sottolineano inoltre che le loro conclusioni rappresentano le proprie opinioni e non necessariamente quelle della Federal Reserve Bank of Dallas, del Federal Reserve System o del National Bureau of Economic Research.

Perché è importante

Le acque sotterranee sono un cuscinetto cruciale contro le siccità e una colonna portante dell’agricoltura irrigua, eppure una larga parte viene gestita attraverso regole frammentate che possono premiare l’estrazione nel breve periodo. Se la maggior parte degli acquiferi si sta esaurendo più rapidamente di quanto sia economicamente efficiente, il costo non è solo ambientale: rappresenta ingenti perdite di benessere nel lungo periodo, evitabili. I risultati indicano inoltre che la progettazione delle politiche conta: garanzie animate da buone intenzioni o obiettivi semplicistici del tipo “mantenere sempre il livello odierno” possono peggiorare gli esiti; di conseguenza, è probabile che i futuri dibattiti si concentrino su riforme che allineino meglio gli incentivi alla scarsità nel tempo.