Ursula von der Leyen afferma che l’UE accelererà l’iter di un nuovo strumento per diversificare i legami commerciali e ridurre l’esposizione alla Cina, citando la crescente preoccupazione per gli squilibri commerciali.
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che l’Unione europea si sta muovendo per accelerare la propria strategia di riduzione dell’esposizione economica alla Cina, con l’intenzione di introdurre già a dicembre un nuovo strumento pensato per diversificare i legami commerciali.
Intervenendo venerdì, von der Leyen ha presentato l’iniziativa come una risposta a quello che i leader dell’UE descrivono come uno squilibrio negli scambi con la Cina in ampliamento e sempre più rischioso. Quel divario, ha detto, ha aiutato Pechino a conquistare una posizione sproporzionata nella fornitura di beni manifatturieri chiave al mercato europeo, lasciando le industrie europee più dipendenti dalla produzione cinese in molteplici settori.
La misura prevista mira a spingere aziende e governi europei ad ampliare approvvigionamenti e relazioni commerciali oltre la Cina, nell’ambito di una più ampia agenda di “de-risking” che il blocco sta sviluppando. Pur avendo in precedenza sottolineato che il de-risking non equivale a un disaccoppiamento economico, la tempistica delineata da von der Leyen evidenzia un senso di urgenza tra i decisori politici, i quali sostengono che la base industriale europea e l’autonomia strategica siano messe sotto pressione dagli attuali modelli di scambio.
Le dichiarazioni arrivano mentre cresce la pressione, da parte delle principali capitali dell’UE, per adottare misure decisive per affrontare la posizione commerciale del blocco nei confronti della Cina. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il presidente francese Emmanuel Macron hanno entrambi chiesto un’azione rapida per correggere lo squilibrio, segnalando un allineamento tra i due maggiori Stati membri dell’UE e la Commissione sulla necessità di una svolta più veloce.
Parallelamente, secondo quanto riportato, Francia e Germania starebbero anche valutando aggiustamenti ai requisiti di localizzazione — regole che in genere impongono che determinate fasi produttive o attività di creazione di valore avvengano sul territorio nazionale — nell’ambito di uno sforzo più ampio per assicurare un coordinamento più stretto con il Regno Unito su questioni legate ai veicoli prodotti in Cina. L’obiettivo, secondo il rapporto, sarebbe offrire a Londra una certa flessibilità su tali requisiti in cambio di un allineamento su come affrontare le auto prodotte in Cina.
Il meccanismo di diversificazione proposto da von der Leyen si aggiungerebbe alla cassetta degli attrezzi dell’UE, in espansione, per gestire vulnerabilità commerciali e rischi delle catene di approvvigionamento. La Commissione ha sostenuto che un insieme più diversificato di partner commerciali e fornitori renderebbe l’Europa meno esposta a interruzioni, improvvise restrizioni all’export o shock dei prezzi legati a una forte dipendenza da un singolo Paese.
Un obiettivo di attuazione a dicembre suggerisce che la Commissione intende muoversi rapidamente attraverso il processo interno dell’UE per finalizzare e adottare la misura, che di norma prevede consultazioni con gli Stati membri e, a seconda della forma giuridica, un esame da parte delle istituzioni dell’UE.
Perché conta
Produttori, importatori e consumatori europei potrebbero vedere cambiamenti negli approvvigionamenti e nell’accesso ai mercati se l’UE accelerasse nel ridistribuire le catene di fornitura lontano dalla Cina. La mossa potrebbe inoltre influenzare il modo in cui Europa e Regno Unito coordinano le politiche sui veicoli elettrici e tradizionali prodotti in Cina — un ambito di crescente sensibilità economica e politica. Il prossimo elemento da osservare è se lo strumento di diversificazione includerà incentivi, restrizioni o obblighi di rendicontazione, e come reagirà la Cina mentre l’UE irrigidisce la propria postura di de-risking.