L’amministratore delegato di Trend Micro avverte che il Giappone rischia di affrontare una nuova ondata di criminalità informatica, mentre gli hacker riciclano i dati dei clienti rubati e utilizzano l’IA per ampliare la portata di attacchi più convincenti e mirati.

Il Giappone si sta avviando verso quella che potrebbe essere la prossima grande ondata di cybercriminalità, poiché gli hacker riutilizzano sempre più spesso informazioni personali rubate e fanno leva sull’intelligenza artificiale per rendere i loro attacchi più precisi e rapidi, secondo Eva Chen, amministratrice delegata dell’azienda di cybersicurezza Trend Micro.

Intervenendo lunedì, Chen ha avvertito che i criminali non si limitano a introdursi nei sistemi per sottrarre dati, ma trasformano anche quelle informazioni in uno strumento per operazioni successive: truffe più credibili, intrusioni mirate con maggiore precisione e campagne più veloci, che le organizzazioni faticano a fermare in tempo. Il ritmo crescente degli attacchi, ha detto, è un segnale che l’automazione — inclusi metodi guidati dall’AI — sta diventando centrale nel modo in cui questi gruppi operano.

Chen ha sostenuto che il Giappone è diventato una destinazione particolarmente appetibile per gli hacker mossi da motivazioni finanziarie. Una ragione è semplice: la forza economica del Paese lo rende un bersaglio redditizio. Un’altra è strutturale. Aziende e istituzioni giapponesi spesso mantengono registri dei clienti dettagliati e accuratamente organizzati, che possono essere estremamente preziosi una volta rubati. Nelle mani dei cybercriminali, questi dataset possono consentire agli attaccanti di personalizzare i messaggi, impersonare imprese legittime in modo più credibile e concentrare gli sforzi su individui e organizzazioni con maggiore probabilità di pagare o di fornire ulteriore accesso.

L’avvertimento riflette un cambiamento più ampio nelle tattiche della cybercriminalità: il furto è sempre più spesso solo la mossa d’apertura. Quando gli attaccanti ottengono dettagli personali — come le informazioni identificative contenute nei database dei clienti — possono riutilizzarli per aumentare il tasso di successo del phishing e di altri attacchi basati sull’inganno. Gli strumenti di AI, nel frattempo, possono ridurre il tempo e i costi necessari per creare messaggi su misura su larga scala, consentendo ai gruppi criminali di iterare rapidamente e colpire molti bersagli con un impegno manuale minimo.

Per chi difende, la combinazione di dati rubati di alta qualità e automazione rapida alza la posta in gioco. Tentativi di frode più realistici possono portare a perdite finanziarie per individui e imprese, mentre intrusioni mirate possono degenerare in violazioni più ampie che interrompono le attività ed espongono ulteriori informazioni sensibili. Le osservazioni di Chen suggeriscono che il profilo di rischio del Giappone sta cambiando non perché il Paese sia improvvisamente diventato meno vigile, ma perché i criminali intravedono un potenziale ritorno maggiore e oggi possono “armare” le informazioni rubate in modo più efficiente.

La CEO di Trend Micro ha inquadrato la situazione come una “tempesta” in avvicinamento — un periodo in cui le organizzazioni potrebbero affrontare un volume più elevato di attacchi, anche più personalizzati e più difficili da rilevare. L’implicazione è che le aziende non possono trattare le violazioni dei dati come incidenti una tantum. Una volta che i dati personali vengono divulgati, possono alimentare ondate ripetute di sfruttamento, soprattutto perché gli strumenti automatizzati rendono più facile per i criminali trasformare informazioni grezze in esche mirate.

Perché è importante

È probabile che imprese e consumatori giapponesi sopportino il peso di una cybercriminalità più personalizzata, man mano che le informazioni dei clienti rubate vengono riconvertite in frodi credibili. Se gli attaccanti riescono ad automatizzare il targeting con l’AI, la finestra per individuare e bloccare le truffe potrebbe ridursi, aumentando il costo delle violazioni ben oltre il furto iniziale. Ciò che accadrà dipenderà dalla rapidità con cui le organizzazioni rafforzeranno le protezioni attorno ai registri dei clienti e adatteranno le difese a cicli d’attacco più veloci e più automatizzati.