Il Giappone prevede una certificazione sostenuta dal governo per data center e servizi cloud, con l’obiettivo di orientare i settori della finanza e della sanità verso fornitori sicuri e limitare i rischi legati a Cina e Russia.
Il Giappone si prepara a introdurre un programma di certificazione sostenuto dal governo per i data center e i servizi di cloud computing, una mossa pensata per indirizzare le industrie critiche verso infrastrutture digitali più sicure e ridurre l’esposizione a minacce di sicurezza legate a Paesi come Cina e Russia, secondo quanto appreso da Nikkei.
Il quadro previsto attribuirebbe valutazioni e certificazioni formali a strutture e servizi che soddisfano le aspettative giapponesi in materia di sicurezza, con un’attenzione particolare ai settori in cui interruzioni operative o violazioni dei dati potrebbero avere conseguenze sproporzionate. Finanza e sanità dovrebbero figurare tra le aree prioritarie che Tokyo intende orientare verso fornitori approvati.
Nel sistema delineato, i data center — grandi strutture che ospitano server e sistemi di archiviazione utilizzati per far funzionare servizi online — verrebbero valutati su più dimensioni legate a sicurezza e resilienza. Un ambito chiave riguarderà il modo in cui gli operatori gestiscono il rischio, inclusi controlli interni e protezioni contro cyberattacchi o accessi non autorizzati. Un altro riguarderà l’integrità della supply chain: le autorità intendono esaminare l’origine delle apparecchiature critiche e se le pratiche di approvvigionamento possano introdurre vulnerabilità. Un’analoga attenzione è prevista per i servizi cloud, che forniscono potenza di calcolo e archiviazione dati via internet e sono diventati fondamentali per banche, assicurazioni, ospedali e un’ampia gamma di imprese.
L’iniziativa riflette la crescente preoccupazione del Giappone che la dipendenza da tecnologie, componenti o servizi collegati a “Paesi di preoccupazione” possa creare varchi per spionaggio, sabotaggio o coercizione durante crisi diplomatiche o militari. Definendo cosa significhi “sicuro” e creando un’etichetta ufficiale per i servizi che soddisfano i requisiti, il Giappone mira a rendere più semplice per le organizzazioni che gestiscono informazioni sensibili — come dati sulle transazioni finanziarie o cartelle cliniche — selezionare fornitori che rispettino uno standard coerente.
Un approccio basato sulla certificazione segnala anche un passaggio dal fare affidamento soprattutto su best practice volontarie all’uso di un meccanismo strutturato in grado di influenzare le decisioni di procurement sia nel settore pubblico sia in quello privato. Se adottato su larga scala, il programma potrebbe orientare quali fornitori si aggiudicano i contratti e dove le aziende collocano i carichi di lavoro critici, mentre le imprese cercano di soddisfare i regolatori e rassicurare i clienti.
Il mercato giapponese dei data center include importanti operatori domestici, come Fujitsu, le cui strutture rappresentano esempi del tipo di infrastruttura che con ogni probabilità sarà valutata secondo i nuovi criteri. I dettagli dell’attuazione, inclusi i benchmark specifici e le modalità con cui la certificazione verrà mantenuta nel tempo, non sono stati divulgati nelle informazioni riportate finora.
Perché è importante
Istituzioni finanziarie, ospedali e altri servizi essenziali dipendono sempre più da infrastrutture cloud e data center, rendendo sicurezza e integrità della supply chain centrali per la resilienza nazionale. Un sistema formale di certificazione potrebbe diventare rapidamente un requisito di fatto per conquistare commesse nei settori regolamentati, potenzialmente ridisegnando la competizione tra provider e fornitori. Le prossime domande chiave riguardano quanto saranno severi gli standard e se il programma ridurrà in modo significativo la dipendenza da tecnologie collegate a giurisdizioni a rischio più elevato.
