Il Giappone ha lanciato la sua sonda spaziale MMX per studiare le lune di Marte e riportare sulla Terra i primi campioni di Fobos, con l’obiettivo di risolvere le controversie su come si siano formate le lune marziane.

Il Giappone ha avviato un’ambiziosa missione nello spazio profondo progettata per recuperare i primi campioni in assoluto dal sistema delle lune marziane. Lo sforzo è iniziato martedì, quando il razzo H3 della Japan Aerospace Exploration Agency (JAXA) è decollato dal Tanegashima Space Center, nella prefettura di Kagoshima, trasportando la sonda Martian Moons eXploration, nota come MMX. La sonda, sviluppata da Mitsubishi Electric, è destinata a raggiungere Marte, studiare le sue piccole lune e riportare materiale sulla Terra.

L’obiettivo principale di MMX è Phobos, la più grande e la più vicina delle due lune di Marte. Da tempo gli scienziati discutono su come si siano formate Phobos e la sua compagna Deimos: se siano asteroidi catturati, frammenti di un gigantesco impatto su Marte o il prodotto di qualche altro processo. Raccogliendo e riportando sulla Terra campioni reali di Phobos, i ricercatori sperano di mettere alla prova direttamente queste ipotesi concorrenti usando tecniche di laboratorio non disponibili su una sonda spaziale.

Il piano di missione prevede che MMX raggiunga Phobos, conduca osservazioni dettagliate della superficie della luna e poi scenda per raccogliere regolite — suolo sciolto e frammenti di roccia. Le illustrazioni diffuse da JAXA mostrano una sequenza di campionamento in cui la sonda si avvicina alla superficie e preleva il materiale, che in seguito verrà sigillato per il viaggio di ritorno. Se tutto procederà come previsto, i campioni raccolti arriverebbero sulla Terra nel 2031, segnando il primo rientro di materiale dall’ambiente orbitale marziano.

Sebbene l’obiettivo principale sia il ritorno di campioni, MMX è progettata anche per ampliare in modo più generale la comprensione scientifica del sistema marziano. Operare in orbita attorno a Marte offre alla missione un punto di osservazione privilegiato per studiare le interazioni tra Marte, Phobos e Deimos, oltre che l’ambiente spaziale attorno al pianeta. Misure ravvicinate di Phobos — composizione, proprietà superficiali e geologia — dovrebbero contribuire a collegare la storia della luna all’evoluzione di Marte stesso.

Il lancio rappresenta anche un test importante delle crescenti capacità del Giappone nell’esplorazione interplanetaria. Il razzo H3 è il più recente vettore di lancio di JAXA, e l’invio con successo di MMX lungo la sua traiettoria evidenzia l’intenzione del Giappone di assumere un ruolo più ampio nelle missioni di ritorno di campioni — una categoria della scienza spaziale considerata tra le più impegnative, perché richiede navigazione di precisione, operazioni di superficie, contenimento sicuro e un rientro in sicurezza sulla Terra.

Per JAXA, MMX prosegue una traiettoria di esplorazione robotica sempre più complessa, con l’ulteriore sfida di operare attorno a un corpo piccolo e a bassa gravità lontano dalla Terra. La debole gravità di Phobos rende il campionamento tecnicamente difficile: i veicoli spaziali devono gestire con attenzione il contatto con la superficie per evitare di rimbalzare via o di disturbare il processo di raccolta. Nei prossimi anni, ingegneri e scienziati della missione seguiranno le tappe della crociera e dell’arrivo su Marte, mentre la sonda inizierà il suo lavoro nel “vicinato” marziano.

Perché è importante

Riportare campioni da Phobos potrebbe finalmente chiarire come si sono formate le lune di Marte e, per estensione, offrire indizi su grandi eventi della prima storia marziana. La missione segnala anche la spinta del Giappone verso il livello più alto dell’esplorazione planetaria, dove le capacità di ritorno di campioni possono trasformare ciò che gli scienziati sono in grado di apprendere. I prossimi sviluppi chiave da seguire sono l’arrivo di MMX nel sistema marziano, i tentativi di raccogliere materiale su Phobos e il lungo viaggio verso un rientro sulla Terra nel 2031.