Il ministro delle Finanze dell’Arabia Saudita ha avvertito che le turbolenze in Medio Oriente stanno ampliando il divario economico: gli Stati del Golfo sono in grado di assorbire gli shock, mentre le economie più deboli potrebbero aver bisogno di aiuti esterni.

Il crescente caos in Medio Oriente sta mettendo in luce un divario sempre più ampio tra le economie della regione: gli Stati del Golfo più ricchi sono in posizione tale da assorbire lo shock, mentre i Paesi più fragili affrontano rischi in aumento e un bisogno crescente di assistenza esterna, ha dichiarato sabato il ministro delle Finanze dell’Arabia Saudita.

Parlando a Bangkok, il ministro delle Finanze Mohammed Al-Jadaan ha descritto la crisi come uno stress test che sta separando le nazioni con solidi cuscinetti finanziari e capacità di policy da quelle che già faticano con finanze pubbliche più deboli e margini di manovra limitati. Le dichiarazioni sono arrivate mentre Al-Jadaan compariva accanto alla direttrice generale del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, in una conferenza stampa legata alle riunioni dell’International Monetary and Financial Committee (IMFC) del 17 ottobre.

La valutazione di Al-Jadaan evidenzia una preoccupazione centrale per i decisori politici e i finanziatori internazionali: le ricadute economiche dell’instabilità regionale non si distribuiscono in modo uniforme. Per le economie esportatrici di petrolio del Golfo, ampie riserve in valuta estera, posizioni fiscali più solide e sistemi finanziari più consolidati possono contribuire ad attutire le perturbazioni e a stabilizzare i mercati quando aumentano i rischi geopolitici.

Al contrario, ha suggerito, le economie vulnerabili — spesso caratterizzate da livelli di debito più elevati, accesso ai finanziamenti più ristretto e maggiore esposizione agli shock dei prezzi — potrebbero richiedere un sostegno mirato per evitare che la crisi inneschi tensioni finanziarie più ampie. Il divario è particolarmente rilevante nei momenti di incertezza elevata, quando decisioni di investimento, flussi di capitale e fiducia dei consumatori possono cambiare rapidamente.

Le osservazioni del ministro riflettono il più ampio dibattito che si sta sviluppando negli incontri collegati all’FMI a Bangkok, dove i funzionari stanno valutando come i rischi globali e regionali stiano interagendo con le debolezze interne. La presenza della leadership dell’FMI al briefing ha messo in evidenza il ruolo dell’istituzione nel monitorare gli effetti di spillover e nel coordinare una potenziale assistenza finanziaria per i Paesi sotto pressione.

Pur senza dettagliare misure specifiche di sostegno, Al-Jadaan ha richiamato uno schema noto nelle crisi: le economie con ampi cuscinetti possono utilizzare strumenti di policy per gestire la volatilità, mentre quelle che ne sono prive possono trovarsi davanti a scelte più dolorose — tagliare la spesa, irrigidire la politica monetaria o cercare finanziamenti d’emergenza — proprio mentre si intensificano le pressioni sociali e politiche.

Perché è importante

L’avvertimento segnala che le conseguenze economiche dell’instabilità in Medio Oriente potrebbero accentuare la disuguaglianza tra le economie del Golfo più solide e i vicini più fragili sul piano finanziario. I governi con spazio fiscale limitato potrebbero aver bisogno di programmi sostenuti dall’FMI o di aiuti bilaterali per evitare un peggioramento delle tensioni su debito e valuta. Investitori e decisori politici osserveranno se la crisi porterà a una volatilità di mercato prolungata e se il sostegno internazionale verrà mobilitato abbastanza rapidamente per gli Stati a rischio.