I dati di un’indagine governativa mostrano che le case farmaceutiche globali stanno ridimensionando o riconsiderando gli investimenti in R&S e nella manifattura avanzata in Giappone, alimentando preoccupazioni per la sicurezza di lungo periodo dell’approvvigionamento di medicinali.

Un numero crescente di aziende farmaceutiche globali sta riconsiderando i piani per finanziare in Giappone progetti all’avanguardia di scoperta di farmaci e di manifattura avanzata, secondo i risultati di un sondaggio elaborato dal governo. Questo cambiamento sta sollevando nuovi interrogativi sulla capacità del Paese di continuare a garantirsi, nel lungo periodo, un accesso affidabile a medicinali importanti.

Gli investimenti legati a terapie innovative — come nuovi programmi di ricerca, capacità di sviluppo clinico e linee produttive ad alta tecnologia — richiedono in genere ingenti esborsi iniziali e tempi di ritorno lunghi. Ciò rende gli impegni aziendali particolarmente sensibili alle variazioni di policy, ai costi operativi e, più in generale, all’attrattività di un luogo per gli investimenti nelle scienze della vita.

I dati del governo giapponese indicano che una quota significativa di progetti un tempo destinati al Giappone rischia ora di essere ridimensionata o trasferita altrove. Nel sondaggio, il 35% dei piani di investimento è stato descritto come esposto a riduzioni di portata o a una potenziale rilocalizzazione. Sebbene il dataset segnali una cautela diffusa più che la decisione di una singola azienda, l’orientamento complessivo suggerisce che il Giappone stia perdendo slancio come destinazione preferita per nuove attività farmaceutiche ad alto valore.

La ritirata avviene in un momento in cui molti Paesi competono in modo aggressivo per attrarre R&S (R&D) e produzione farmaceutica, spesso presentando la capacità domestica come un pilastro della politica economica e della sicurezza sanitaria. Per il Giappone, la posta in gioco non si limita ai posti di lavoro o alla competitività industriale: la localizzazione della produzione farmaceutica può influenzare anche la resilienza delle forniture, soprattutto durante interruzioni che mettono sotto stress la logistica globale o concentrano la produzione in un numero ristretto di regioni.

Funzionari e osservatori del settore avvertono da tempo che un indebolimento degli investimenti potrebbe tradursi in un minor numero di nuovi impianti, in una modernizzazione più lenta degli stabilimenti e in una minore enfasi sulle modalità di nuova generazione — ambiti in cui i gruppi multinazionali spesso implementano le piattaforme tecnologiche più recenti. Se le aziende scelgono di collocare tali progetti in altri mercati, il Giappone potrebbe diventare più dipendente dalle reti produttive estere per determinati medicinali, intermedi o fasi produttive specializzate.

I risultati dell’indagine si aggiungono alle preoccupazioni sulla capacità di mantenere una fornitura stabile di farmaci considerati essenziali per la salute pubblica. Anche qualora i prodotti finiti continuassero a essere importati, la disponibilità dei medicinali può essere condizionata da colli di bottiglia all’estero, controlli sulle esportazioni o cambiamenti di priorità nei Paesi produttori. In questo contesto, un entusiasmo ridotto per gli investimenti locali potrebbe complicare gli sforzi del Giappone per tutelare la continuità delle forniture, soprattutto per i prodotti che richiedono processi produttivi complessi o catene del freddo gestite in modo rigoroso.

Per le multinazionali del farmaco, le decisioni su dove costruire centri di ricerca e capacità produttiva dipendono da una combinazione di fattori, tra cui prevedibilità regolatoria, rapidità delle approvazioni, disponibilità di manodopera, costi e ritorni di mercato attesi. Le ultime cifre del governo suggeriscono che, nel complesso, un numero maggiore di aziende stia concludendo che il Giappone è una scommessa meno convincente per progetti innovativi nel settore dei farmaci rispetto al passato.

Perché è importante

Se le aziende farmaceutiche globali dovessero ridimensionare o trasferire gli investimenti innovativi, il Giappone potrebbe trovarsi più esposto alle interruzioni delle forniture dall’estero e a un più lento rinnovamento delle capacità produttive nazionali. Pazienti, ospedali e, più in generale, il sistema sanitario potrebbero risentirne se l’accesso ai farmaci essenziali diventasse meno affidabile. Il prossimo elemento da monitorare è se i cambiamenti di policy riusciranno a invertire la tendenza — e se le imprese trasformeranno una “possibile delocalizzazione” in decisioni definitive.