Il Giappone sta valutando uno studio formale sull’acquisizione di sottomarini a propulsione nucleare, mentre riesamina le proprie esigenze di difesa in un contesto di crescenti pressioni sulla sicurezza regionale da parte di Cina e Russia.
Il governo giapponese sta valutando se avviare uno studio formale sull’acquisizione di sottomarini a propulsione nucleare, un passo che potrebbe confluire nella prossima revisione programmata della strategia di difesa nazionale del Paese, secondo informazioni ottenute da Nikkei.
L’idea è oggetto di discussione a Tokyo in un contesto di accresciute preoccupazioni per la sicurezza nella regione, in particolare per l’espansione delle capacità navali della Cina e per l’aumento dell’attività militare della Russia. I sottomarini a propulsione nucleare sono considerati da alcuni pianificatori della difesa giapponese uno strumento potenzialmente prezioso per operazioni subacquee prolungate, consentendo alle unità di rimanere immerse per lunghi periodi e di percorrere distanze maggiori senza dover emergere frequentemente.
Qualsiasi passo verso l’esame di una simile capacità segnerebbe uno sviluppo significativo nella pianificazione della difesa giapponese. Sebbene il Giappone operi già sottomarini diesel-elettrici avanzati, la propulsione nucleare rappresenterebbe un cambiamento rilevante sia sul piano tecnologico sia su quello delle scelte di policy. I sostenitori sostengono che l’autonomia e il raggio d’azione delle unità a propulsione nucleare potrebbero aiutare il Giappone a monitorare e dissuadere attività nelle vaste aree marittime che circondano il Paese, incluse rotte marittime cruciali per il commercio e per le importazioni energetiche.
Le discussioni si inseriscono mentre il Giappone continua ad aggiornare la propria postura di sicurezza in risposta a un ambiente strategico in trasformazione. Negli ultimi anni Tokyo ha rafforzato i legami con i partner, ampliato la spesa per la difesa e rivisto documenti chiave di indirizzo per affrontare meglio le minacce nell’Indo-Pacifico e oltre. Uno studio sui sottomarini a propulsione nucleare verrebbe probabilmente inquadrato come parte di questo sforzo più ampio di riesame delle capacità necessarie per deterrenza e sorveglianza.
Restano però ostacoli sostanziali. Sensibilità politiche interne e vincoli pratici potrebbero complicare qualsiasi tentativo di perseguire la propulsione nucleare per unità militari. Il quadro di sicurezza del dopoguerra, gli atteggiamenti dell’opinione pubblica plasmati dalla storia del Paese con le armi nucleari e con l’energia nucleare, e le questioni legate ai requisiti industriali e regolatori per operare piattaforme a propulsione nucleare pesano in modo significativo.
In questa fase, il governo sta valutando soltanto se avviare un’indagine, non sta prendendo una decisione per acquisire tali sottomarini. Tuttavia, anche l’avvio di uno studio segnalerebbe che i decisori giapponesi sono disposti a riesaminare assunti di lunga data sugli strumenti necessari per la difesa nazionale in una regione più contesa.
Una fotografia a corredo del servizio mostrava l’USS Kentucky, un sottomarino a propulsione nucleare, durante l’attracco alla base navale di Busan in Corea del Sud, sottolineando la crescente visibilità degli assetti navali a propulsione nucleare tra gli alleati degli Stati Uniti nel Nord-Est asiatico.
Why it matters
Se il Giappone procedesse anche solo con una valutazione esplorativa, potrebbe aprire un dibattito politicamente sensibile su fino a che punto il Paese debba spingersi nella modernizzazione delle proprie capacità militari. Rivali regionali e Paesi vicini probabilmente esaminerebbero con attenzione qualsiasi spostamento verso la propulsione nucleare, mentre l’industria della difesa giapponese e le autorità di regolazione si troverebbero di fronte a nuove esigenze tecniche. Il prossimo aggiornamento della strategia di sicurezza del Giappone sarà un momento chiave da monitorare per capire se la proposta acquisterà slancio o resterà un’opzione concettuale.
